QUANTO VALE IL “DIGITALE” IN ITALIA E NEL MONDO?

QUANTO VALE IL “DIGITALE” IN ITALIA E NEL MONDO?

Oggigiorno, ogni Nazione non può non prescindere dalla tecnologia, dall’innovazione e dal digitale. Si tratta di investimenti per il futuro fondamentali per rimodernizzare una società, stare al passo con i tempi e creare nuove risorse economiche, di impiego e crescita collettiva.

Anche l’Italia da tempo ha intrapreso questo viaggio verso il futuro e i risultati non si sono fatti attendere. Infatti, secondo recenti studi il giro d’affari negli ultimi anni è stato di circa 65 miliardi di euro, (anche se è difficile capire bene i “confini” della parola “digitale”), con un incremento, dal 2016 in poi, del 22%.

I due settori maggiormente in ascesa sono, (neanche a dirlo), la pubblicità on-line e, soprattutto, l’e-commerce che nel 2018 hanno avuto un impatto sull’economia digitale rispettivamente del 4 e (addirittura) del 44 per cento. Seguono (a debita distanza), ma comunque con ottimi risultati, il digital marketing e i servizi digitali professionali.

Gli esperti del settore si sono detti soddisfatti di questi numeri ma, al contempo stesso, sono convinti che si tratti solamente dell’inizio e che molto, ancora, deve esser fatto.

Nel mondo, infatti, molte Nazioni sono molto più avanti di noi per quanto riguarda questa trasformazione rivoluzionaria e i numeri sono da capogiro. In Cina, ad esempio, l’economia digitale rappresenta circa il 38,2% del Pil nazionale con i valori che in questo trimestre sono destinati a salire. Mentre negli Stati Uniti il digitale ha un impatto non indifferente, basti pensare che i ricavi provenienti dalla pubblicità digitale hanno superato, nello scorso anno, i 100 miliardi di dollari.

La corsa verso il digitale, dunque, è appena iniziata e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ormai, la tecnologia sta avendo un impatto devastante sulla nostra società e gli investimenti in questa direzione sono un “must”. Però, parlare di tecnologia significa tutto e niente e non è sempre facile riuscire a distinguere i “buoni investimenti” da quelli “cattivi”, la “giusta” innovazione da quella “sbagliata” e la retta via da un vicolo cieco.

Fonte: PURE BROS MOBILE Blog

Photo credits – Markus Spiske via unsplash and Alexandre Debiève via unsplash

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